martedì 7 giugno 2011

Ingmar Bergman, anatomia di una famiglia: da "Sussurri e grida" a "Sarabanda"

La Fondazione Istituto Dramma Popolare in collaborazione con la Biblioteca Comunale di San Miniato, Accademia degli Euteleti, CINIT ed il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, presentano: Ingmar Bergman, anatomia di una famiglia. Da Sussurri e grida a Sarabanda.Si tratta di una rassegna di film dedicati al maestro svedese, in preparazione della LXV Festa del Teatro 2011 che vedrà in scena dal 22 al 27 luglio lo spettacolo, coprodotto con il Teatro Mestastasio Stabile della Toscana, Sarabanda di Ingmar Bergman con la regia di Massimo Luconi, e che vedrà come interpreti Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi e Clio Cipolletta.
I film che verranno presentati in questo ciclo sono solo un piccolo omaggio all’arte di Bergman e hanno la caratteristica comune di concentrare l’attenzione scrutatrice dell’obiettivo sui volti dei suoi magnifici interpreti, ripresi in modo tale da diventare sullo schermo non più facce ma “paesaggi esistenziali”, capaci di parlare all’animo di qualunque spettatore in ogni tempo e ad ogni latitudine.

Il calendario delle proiezioni sarà il seguente:
8 giugno, Sussurri e grida
15 giugno, Sinfonia d'autunno
22 giugno, Scene da un matrimonio
29 giugno, Sarabanda

Le proiezioni si terranno presso l’auditorium dell’Accademia degli Euteleti, in piazza XX Settembre a San Miniato alle ore 21.30.
Per informazioni riguardanti la manifestazione è possibile contattare Massimo Gabbrielli, Servizio Biblioteche presso il Comune di San Miniato all’indirizzo email  mgabbrielli@comune.san-miniato.pi.it  o al numero di telefono 0571/400783 o Fondazione Istituto Dramma Popolare all’indirizzo email  info@drammapopolare.it .



lunedì 6 giugno 2011

Invito a Teatro per le Scuole di Musica

LXV Festa del Teatro a San Miniato


Fondazione Istituto Dramma Popolare e Anima Mundi
presentano
Le Jongleur de Notre Dame
di Peter Maxwell Davies


6 luglio ore 21,30 Piazza Duomo

Guido Corti, concertazione e direzione



Riduzione sui biglietti per le scuole e le accademie di musica, cori, associazioni culturali musicali del territorio invitate dal Dramma Popolare
Bambini 7 euro, Adulti 10 euro

Per informazioni  e prenotazioni Tel. 0571 418289


 


Fondazione Istituto Dramma Popolare
Piazza della Repubblica 7
56028 San Miniato (Pi)
tel 0571400955 fax 0571418289
cellulare 3371051197
www.drammapopolare.it

Intervista a Giuliana Lojodice su Avvenire.it

L'attrice si racconta

Lojodice: «Con Bergman va in scena la mia fede»

«Dopo la scomparsa di A­roldo ho dovuto trova­re la forza per andare avanti, da sola anche sulla scena. O­ra, dopo 5 anni, so che sono riuscita a fare teatro di qualità e gli applausi, ogni sera, li dedico tutti a lui». Giu­liana Lojodice è donna combattiva e artista di razza, ma nei suoi pensieri non manca mai l’amatissimo mari­to Aroldo Tieri, compagno di vita e di scena per 40 anni. La Lojodice ha ap­pena terminato una tournée di suc­cesso con Le conversazioni di Anna K e si prepara ad un recital sulle eroine del Risorgimento a Pinerolo. Poi un debutto importante, il 22 luglio alla Festa del Teatro di San Miniato, con la prima italiana assoluta di Sara­banda l’ultima opera di Ingmar Berg­man, che da film tv viene trasforma­to in dramma familiare dal regista Massimo Luconi.

Signora Lojodice, Bergman è una nuova sfida per lei.Vado a San Minato per la quinta vol­ta con un testo difficile, il testamen­to spirituale di Bergman. I protago­nisti sono gli stessi di Scene da un ma­trimonio, più invecchiati e tormen­tati. Io interpreto il ruolo di Liv Ull­man, la moglie che torna dopo anni a trovare l’ex marito. L’opera testi­monia la lontananza di Bergman da una vera pacificazione interiore: lui non ha metabolizzato le crisi che possono avere i matrimonio e i figli. Qui tutti i legami si intrecciano in ma­niera molto conflittuale, ci sono te­mi terribili come il suicidio, la ma­­lattia di mente, osservati con distac­co.

Temi forti in un festival di ispirazio­ne cristiana.Tutto sembra negativo, invece alla fi­ne non lo è. Marianna, la moglie, è il deus ex machina spirituale, è lei che perdona, che aiuterà l’anziano e ci­nico marito terrorizzato dalla morte, verso la quale lo aiuterà ad avviarsi.

Qual è il rapporto di Giuliana Lojo­dice con la fede?Io ho iniziato il mio percorso spiri­tuale ben prima della malattia di A­roldo. La mia fede non è legata a sen­si di colpa o paure, a volte sono an­che critica, ma ho sempre sentito u­na spinta interiore che mi ha porta­to a Lourdes tre volte. Mi sento mol­to vicino a queste realtà di sofferen­za, ma anche di speranza. E ho un padre spirituale che seguiva me e A­roldo, qui a Roma.

Le è capitato di incontrare il sacro anche in scena?Ho letto in pubblico brani dal Gesù di Nazareth di Ratzinger e il cardinal Ra­vasi mi ha chiamata a leggere San Paolo nell’anno paolino. Un sogno nel cassetto io ce l’ho. Vorrei tanto leggere la Via Crucis al Colosseo.

Com’è la sua vita a distanza di 5 an­ni dalla scomparsa di suo marito?Lui è una presenza ancora forte per me. Oggi che ho una certa età, capi­sco sempre più il grande amore che mi ha donato, la fatica fisica che ha affrontato per starmi accanto in sce­na e in tournée sino a 84 anni. Poi, io ho smesso di lavorare per quattro an­ni, per stargli vicino: gli ultimi perio­di per lui, reso cieco da un glaucoma, sono stati molto duri. Trovo però al­lucinante che dei grandi del teatro, come Tieri, Gassman, Lionello, Sa­lerno, non si parli più.

Che ne pensa del ritorno del teatro in tv con l’Eduardo di Ranieri?Siamo sotterrati dall’infamia televi­siviva, altroché ritorno del teatro in televisione. C’era bisogno di tradur­re Eduardo in italiano? È solo una scusa, un prodotto preconfezionato che doveva funzionare per l’auditel, incentrato su volti popolari in tv, Ra­nieri in testa. Io la controprova vera del pubblico ce l’ho tutte le sere a tea­tro: anche le cose difficili funziona­no, dipende da come le proponi e dal rispetto della gente: io, in 55 anni di teatro al pubblico non ho mai dato u­na fregatura».
Angela Calvini

lunedì 23 maggio 2011

Conferenza stampa 17 maggio: Presentazione della LXV Festa del Teatro e dello spettacolo principale "Sarabanda"


L’unione fa la forza: lo hanno capito la Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato e il Teatro Metastasio, stabile della Toscana, siglando un accordo triennale che mira alla coproduzione e alla ricerca congiunta di testi da proporre ai propri pubblici e non solo. La Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, come al solito, ha sostenuto questa nuova sfida.
L’accordo si materializza nel concreto con un’importante opera promossa a due durante la 65esima edizione della Festa del Teatro di San Miniato. Si tratta dell’ultimo lavoro del maestro svedese Ingmar Bergman, Sarabanda, definito ‘il capolavoro degli addii’. In scena, con la regia di Massimo Luconi, tra gli altri, ci saranno tre grandi attori come Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi, accompagnati dalla giovane promessa Clio Cipoletta, cresciuta nella scuola del Piccolo di Milano.
Sarabanda è uno spietato affresco delle relazioni parentali, un dramma di rimpianti, rimorsi, rancori  che si muovo sulla scena come quella danza lenta e malinconica che dà il titolo all’opera e nella quale avviene  l’ultimo confronto degli stessi personaggi, ma più crudeli e maturi, di Scene di un matrimonio.
In questo capolavoro del teatro dei sentimenti ci sono tutte le cose importanti che Bergman si porta dietro in tutta la sua opera: il mistero, la vita, la morte, la ricerca di Dio. La riduzione teatrale di Sarabanda in prima esecuzione assoluta per il teatro italiano, conserva quasi integralmente la sceneggiatura originale basandosi su una drammaturgia che seppur scritta per la macchina da presa è perfetta nei ritmi e nelle scansioni teatrali, con una scrittura limpidissima che è nello stesso tempo altissima letteratura e imponente sguardo morale sulla solitudine della nostra società.
Firma le scene Daniele Spisa insieme a Massimo Luconi, mentre i costumi sono di  Sabrina Chiocchio. Il debutto è in cartellone per il 22 luglio in piazza Duomo alle 21.30 e ci resterà fino al 27 dello stesso mese. A novembre l’opera farà tappa al Metastasio di Prato e dal 12 al 18 dicembre sarà al Piccolo di Milano. Tra la tappa laniera e quella meneghina potrebbe essere inserita una tournée che calcherà probabilmente i palchi di Cagliari e di alcuni palcoscenici veneti.
Le prove si terranno prima a Roma e poi a Prato, poi dal 10 luglio attori e staff saranno a San Miniato per concludere il loro lavoro.

Patto tra il Dramma Popolare e il Metastasio. La prima coproduzione è "Sarabanda" diretta da Luconi.

L’ultimo lavoro del maestro svedese Ingmar Bergman, Sarabanda, è il testo scelto per l’opera principale della prossima Festa del Teatro di San Miniato. Quel dramma popolare nato nel 1947 dal fervore di un gruppo di intellettuali sanminiatesi, decisi ad affermare, nel clima ancora turbato del primo dopoguerra, la presenza di una drammaturgia di ispirazione cristiana, e che ancora oggi rappresenta un’esperienza di grande importanza culturale. La messa in scena di Sarabanda è frutto della coproduzione tra la Fondazione Dramma Popolare di San Miniato ed il Teatro Metastasio Stabile della Toscana che hanno firmato un accordo triennale che prevede, appunto, la realizzazione a partire dalla prossima estate di progetti comuni. Una collaborazione che pur lasciando intatte le singolarità progettuali possa mettere in comune esperienze importanti come quella del Metastasio, che si distingue da sempre per la ricerca di un teatro rigoroso dal punto di vista culturale, e quella della Fondazione Dramma Popolare di San Miniato che è il più antico festival di produzione d’Italia, oggi sempre operoso grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato. Sarabanda, quello che è stato definito “il capolavoro degli addii” di Bergman, sarà l’opera d’esordio di questa collaborazione teatrale tutta toscana. In scena, con la regia di Massimo Luconi, tra gli altri, ci saranno tre grandi attori come Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi. Sarabanda è uno spietato affresco delle relazioni parentali, un dramma di rimpianti, rimorsi, rancori  che si muovo sulla scena come quella danza lenta e malinconica che dà il titolo all’opera e nella quale avviene  l’ultimo confronto degli stessi personaggi, ma più crudeli e maturi, di Scene di un matrimonio.
In questo capolavoro del teatro dei sentimenti ci sono tutte le cose importanti che Bergman si porta dietro in tutta la sua opera: il mistero, la vita, la morte, la ricerca di Dio. La riduzione teatrale di Sarabanda in prima esecuzione assoluta per il teatro italiano, conserva quasi integralmente la sceneggiatura originale basandosi su una drammaturgia che seppur scritta per la macchina da presa è perfetta nei ritmi e nelle scansioni teatrali, con una scrittura limpidissima che è nello stesso tempo altissima letteratura e imponente sguardo morale sulla solitudine della nostra società.
Firma le scene Daniele Spisa insieme a Massimo Luconi, mentre i costumi sono di  Sabrina Chiocchio. Il debutto è in cartellone per il 22 luglio in piazza Duomo alle 21,30.



lunedì 16 maggio 2011

Chàris

Chàris

8 luglio ore 21,30 Auditorium San Martino
presentato da Teatrino dei Fondi

di Anna Dimaggio
liberamente tratto da Rimbaud, Shakespeare e Testori
con Enrico Falaschi
contrabbasso Cristiano Minelli
scene Cristina Conticelli
regia Anna Dimaggio

Siamo in un momento storico delicato e fragile, colmo di violenza e contraddizioni, tutto questo porta verso l’infelicità, aumentano i casi di depressione e di solitudine.

Siamo nell’era della comunicazione, ma non c’è ascolto, la paura e l’egoismo sono diventati i protagonisti delle nostre vite quotidiane: è compito dell’arte e della cultura indicare un cammino, ridare e dare un po’ di poesia all’anima.

In nome della poesia, la scelta di questo titolo, Chàris, parola greca che indica benevolenza e amore, che viene tradotta semplicemente in darsi completamente agli altri.

martedì 10 maggio 2011

Le Jongleur de Notre Dame - Scheda sul Maestro Salvatore Ciulla direttore artistico del Dramma Popolare

SALVATORE CIULLA, allievo di Orazio Costa Giovangigli, del quale è stato attore e collaboratore, ha firmato oltre 40 regie di prosa, alcune regie liriche e una serie di cortometraggi.
Ha realizzato come autore del libretto, organizzatore e regista dell’opera sacra, Quem Queritis di Roberto Tofi. Ha diretto come regista le seguenti opere liriche: Il piccolo spazzacamino di Britten, La Dirindina di Scarlatti, La serva padrona di Pergolesi, Tosca, La Bohème, Madame Butterfly di Puccini, L’elisir d’amore di Donizetti, La traviata, Rigoletto e Il trovatore di Verdi. Nella sua carriera ha diretto molti spettacoli di prosa, tra cui Il medico per forza di Molière, Conversazione con la morte di Giovanni Testori, con Massimo Foschi, in coproduzione con il Teatro degli Incamminati di Milano, Assassinio nella cattedrale di Eliot, La grande e la piccola morte di Elena Bono, Libro d'ore di Rilke, Vengono i giorni, Fiori rossi memorie della resistenza, Misa Flamenca tratti dalle liriche di Elena Bono, Il prato di Diego Fabbri con Claudia Koll. Ha curato come direttore artistico, produttore e regista collaboratore la realizzazione dello spettacolo di Elena Bono Le spade e le ferite, regia di Ugo Gregoretti, con Massimo Foschi ed Eros Pagni, per la Festa del Teatro 2000. Come attore ha partecipato a vari spettacoli, tra i quali Post Amlet di Giovanni Testori, per il Teatro degli Incamminati e Amor de caritade, concerto di poesia diretto da Orazio Costa Giovangigli, con Elena Zareschi e Massimo Foschi. Ha letto alcune liriche di Papa Giovanni Paolo II al palasport di Roma in occasione di una manifestazione dell’Azione Cattolica, alla presenza dello stesso Pontefice. Ha realizzato alcuni video, tra i quali Guardistallo e il suo teatro e Una vita a caso, tratto dalle Operette morali di Giacomo Leopardi, Un fiore di strada, il corto Le crete senesi, una pausa nel tempo , con il quale ha vinto come primo classificato il Garbo d’oro” nell’edizione 2001 e 2002. Ha partecipato come regista alla realizzazione de La bottega del caffè di Goldoni all'interno del film, prodotto da RaiCinema, La Maschera d'acqua . Ha collaborato con la RAI per la realizzazione di alcuni programmi, tra i quali Piccola Italia di Elena Bono, tratto da un suo spettacolo e Getzemani per la regia di Giuseppe Manzari. Ha ricevuto nel 1982 il Premio Città di Forlì per la drammaturgia e la regia dello spettacolo Piccola Italia, tratto dalle liriche sulla Resistenza di Elena Bono. Ha fondato a Pisa il Centro Culturale Sant’Andrea, che ha diretto dal 1986 al 1998, fondando e dirigendo personalmente la Scuola di espressione teatrale. È insegnante di Metodo Mimico, su mandato del Maestro Orazio Costa Giovangigli. È stato membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Toscana Spettacolo dal 1990 al1996 e dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato sino al 1999 e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro di Pisa fino al 2008.  È direttore artistico e coordinatore di Certosa Festival, rassegna di concerti, spettacoli ed eventi produttivi realizzati all’interno della Certosa di Pisa Comune di Calci. Dal 2002 è direttore artistico della Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato.